sabato 23 febbraio 2019

Affidarsi


Ho sempre sentito che il ciclo delle stagioni e dei segni zodiacali potesse costantemente ricordarci di porre attenzione a tutti gli aspetti dell'esistenza, non solo a quelli a cui siamo maggiormente abituati. Sono molte le persone che già percepiscono la primavera e con la mente sono già andati lì, al ritorno delle giornate lunghe, all'esplosione della natura, all'evento della rinascita. Ma questa parte finale dell'inverno, che cade sotto il segno dei Pesci, è molto di più di una semplice anticipazione di Primavera. Ci ricorda infatti di vivere e di godere dell'attesa, di stare in questa terra di mezzo dove certe cose non sono più ed altre non sono ancora.
La parola "limbo" è sempre usata per indicare una condizione indefinita, spesso spiacevole perché incerta, ed al nostro ego non piace l'incertezza, il nostro ego si nutre di certezze. Ma la vita è per sua natura un costante fluire, una perenne trasformazione, la condizione di limbo è la più naturale che esista. Il problema è che tutti noi siamo stati educati al controllo, alla pianificazione, al dare una struttura precisa alla nostra vita. E così facendo abbiamo imbrigliato il nostro potenziale tentando di renderlo conforme ai modelli collettivi. In questo modo però parlare di rinascita è pura demagogia perché al più saremo in grado di ripetere quello che abbiamo sempre fatto. Il prossimo ciclo che inizierà sarà molto simile a quello appena concluso. Non sto parlando di eventi esterni ma della nostra relazione con il mondo. Se teniamo tutto sotto controllo non faremo altro che assemblare in modo leggermente diverso le solite cose.
La primavera quindi arriverà, non ci sono dubbi su questo, ma non è il caso di saltare i passaggi. In questo periodo dell'anno il simbolismo legato alla natura ci ricorda di imparare a stare con ciò che sta transitando, a godere di ciò che è indefinito, a riconoscere la magia dell'incertezza. E' qui che si affina il sentire, il fluire, l'accogliere il mistero e con esso la sorpresa di qualcosa di veramente nuovo. 
La Soul Motion ci offre l'opportunità di danzare  questa condizione di incertezza, di creare una relazione consapevole con il mistero, di fluire con tutto questo.

mercoledì 23 gennaio 2019

Danzare la Soul Motion è parte di uno yoga integrale



Lo so, ogni volta che c’è di mezzo la musica ed il movimento nascono sentimenti contrastanti. La “danza” spaventa mentre, al contrario, una posizione di yoga o sedere in meditazione ci fa sentire protetti. La verità è che sia il movimento che la staticità, sia la musica che il silenzio, producono sensazioni e trasformazioni della coscienza, costituiscono differenti forme di esplorazione della nostra realtà interiore. Quindi cambia la modalità ma non la sostanza. Praticare yoga, meditare o danzare in modo consapevole sono strumenti per accedere ai nostri potenziali. La triste realtà è che però siamo immersi in una coscienza collettiva estremamente giudicante. Abbiamo da sempre convissuto ed assorbito le immagini collettive su come si deve essere, sia nella modalità “bravi/e ragazzi/e” sia nella modalità “trasgressione” che altro non è che un diverso accumulo di stereotipi. Di fatto la vera trasgressione sarebbe quella di viverci per quello che siamo, sentirci dall’interno invece che vederci attraverso un’immagine di noi che proviene dall’esterno. L’unica ragione per cui la pratica dello yoga non inquieta più di tanto è perché è ormai accettata collettivamente ed in molti casi è stata assorbita dal mondo del fitness. Così ti allunghi, ti potenzi, puoi raccontare di fare yoga…ed emotivamente non cambia niente. Nella reale pratica dello yoga questo non è vero, perché tutto l’essere è coinvolto, ma nella consuetudine è ciò che purtroppo accade. Nella danza, al contrario, il canale emotivo è quello principale. Non attivare le emozioni sarebbe come praticare yoga sperando di non muovere un muscolo. Le emozioni possono essere piacevoli o spiacevoli al pari di come estendere la colonna vertebrale può provocare piacere o dolore, al pari di come meditare significa accettare di essere attraversato da pensieri di qualunque tipo. Tutto è semplicemente una fotografia del presente e solo nell’accettazione di questa condizione, solo in una relazione autentica con noi stessi, abbiamo l’opportunità di incontrare la nostra interezza. Temere la danza per paura di esporsi emotivamente è comprensibile perché questa società ha la fobia delle emozioni, ma alla fine emozionarsi, in un contesto protetto e non giudicante, risulta la cosa più naturale e vicina alla vita reale che esista.
Spesso le persone mi dicono che sono preoccupate di danzare perché non si sentono portate o è molto tempo che non lo fanno. E’ una “comprensibile stupidaggine” parente del non sentirsi adatti allo yoga perché il corpo è rigido. Non esiste una misura esterna, non esiste un voto, esiste solo l’apprendimento in una relazione sempre più creativa con noi stessi.
Alla fine, tutti i timori che noi possiamo avere nei confronti della danza come strumento di crescita della coscienza non fanno altro che rivelare a noi stessi le gabbie di pensiero entro le quali conduciamo la nostra esistenza. Normalmente non le vediamo, è un po’ come fare finta che non esistano. Poi però se la vita non gira come vorremmo ci lamentiamo. E’ meglio quindi approfittare di ogni strumento che ci aiuta ad accedere ad un più alto livello di libertà interiore.

giovedì 17 gennaio 2019

Dal mito collettivo al mito naturale



L’immagine che abbiamo di noi è essenzialmente fondata sul giudizio. I parametri sono quelli collettivi a cui siamo stati abituati sin dalla tenera età: bellezza, intelligenza, astuzia, intraprendenza, forza, bontà, ecc... Come se non bastasse aggiungiamo spesso 2 super-categorie con cui vogliamo sommariamente fare ordine nella nostra mente: la super-categoria dei vincenti e quella dei perdenti. A quale delle due appartieni? O in che percentuale appartieni alla prima e quanto alla seconda? Anche quando ci riteniamo “oltre”, perché “spiritualmente evoluti”, nel nostro intimo percepiamo un senso di soddisfazione o frustrazione in relazione ad un certo successo sociale, nel lavoro, nelle relazioni, in ambito economico ecc.. Probabilmente la parola vincente o perdente non fa parte del nostro vocabolario, l’abbiamo rimossa per ragioni estetiche ed ideologiche, ma un giudizio implicito, non espresso verbalmente, pende su di noi.
La felicità è il desiderio base di tutti gli esseri sensienti, così affermava il Budda. Ma essere felici ed essere vincenti (secondo il modello collettivo) sono due cose profondamente diverse sebbene siamo stati abituati a credere il contrario. La felicità è direttamente connessa con l’espressione creativa della nostra natura profonda, con quanta più vita siamo in grado di far scorre in noi.
Vi sono quindi miti collettivi, quelli proposti dalla società, il cui inseguimento e raggiungimento producono, nel migliore dei casi, un breve lampo di felicità. Sono nutrimento dell’ego la cui fame è però insaziabile. Vi è al contrario un mito naturale, presente in ciascuno di noi, che racchiude la missione dell’Anima. Ha a che fare con l’attuazione dei nostri potenziali interiori. Non ci vede come individui separati in competizione gli uni con gli altri ma come parti di un tutto. E’ il vero mito che dovremmo perseguire. La cosa fantastica è che ciascuno ha il suo perché ognuno di noi è un progetto unico ed irripetibile. Questo mito naturale è descritto nella carta natale astrologica individuale e si manifesta nell’insieme dei bisogni profondi che possiamo cominciare a percepire nel momento in cui ci purifichiamo dai miti collettivi. Una tappa di questo mito è ciò che Ken Wilber definisce come stato di coscienza del centauro, la figura mitologica metà cavallo e metà umano spesso rappresentata nell’atto di scoccare una freccia. Il centauro identifica la condizione di perfetta integrazione fra istinti (la parte del corpo che corrisponde al cavallo), emozioni e intelletto (la parte umana) per il raggiungimento della meta spirituale (la direzione verso cui viene scoccata la freccia). Istinto, emozioni, pensiero e spirito sono anche rappresentati dai 4 elementi nella successione di Terra, Acqua, Aria e Fuoco. Ciascuno ha la propria miscela naturale di queste forme basiche di energia. Attivare i 4 elementi significa pertanto aprirci all’interezza ed uscire dallo stretto ambito delle categorie in cui ci siamo e siamo stati identificati. Diventare Terra, Acqua, Aria e Fuoco è ampliare lo spettro delle nostre potenzialità, è vivere noi stessi come un microcosmo in relazione con il macrocosmo. E’ un passo chiave verso l’integrazione.
Nella danza vi è un naturale equilibrio fra i 4 elementi. Il corpo, le emozioni, il pensiero e le nostre istanze esistenziali sono presenti in una relazione creativa. Danzare i 4 elementi è evocare la figura del centauro, è sentire dove siamo ed avere chiaro dove andare.




sabato 12 gennaio 2019

Danzare i 4 elementi


Siamo tutti vittima di miti collettivi che respiriamo sin dalla nascita. Ogni essere umano ha creato una certa immagine di sé in relazione ai valori della società in cui vive. Nella maggioranza dei casi, questa immagine non ha niente a che fare con la nostra vera natura. A causa di ciò non viviamo la vita che ci compete. Il senso di insoddisfazione e frustrazione che normalmente attribuiamo a cause esterne ha origine in questa sconnessione fra l’immagine che abbiamo creato di noi e la missione della nostra anima.
Scopo di ogni disciplina evolutiva è quello di riscrivere questa immagine per riavvicinarsi alla nostra missione spirituale.
“Soul Motion” significa letteralmente “Movimento dell’Anima”. Non è un moto fisico ma esistenziale, è un tendere verso ciò che ci appartiene di diritto, è ritornare a casa là dove origine e destinazione coincidono. Per entrare in questo movimento dell’Anima dobbiamo passare dalla vita interpretata dalla prospettiva di un io rinchiuso in sé stesso all’immersione diretta nel grande fiume della esistenza.
I 4 elementi (Terra, Acqua, Aria e Fuoco) sono 4 archetipi primordiali che costituiscono i pilastri di tutta la realtà manifesta. Immergersi in essi è un processo di purificazione da tutti gli stereotipi su ciò che crediamo di essere. Essi rappresentano 4 forme primarie di energie che albergano dentro e fuori di noi. Prima ancora del pensiero, prima ancora di ogni trip mentale, la vita, ad ogni livello,  è fatta di energia. Diventare Terra, Acqua, Aria e Fuoco è annullare la distanza fra noi e la vita stessa.
La danza, nella sua forma consapevole e celebrativa è il mezzo perfetto per entrare in questa dimensione. Il corpo è Terra, Acqua, Aria e Fuoco. Qualunque cosa pensiamo di noi il corpo ha la propria verità molto più antica in quanto in esso si riassume l’intera evoluzione della vita su questo pianeta. Nella danza, la linea di comando che va dalla mente al corpo si inverte. Non è più il corpo che segue le decisioni della mente ma quest’ultima che si immerge nell’esperienza del corpo. E così, al pari del corpo, anche la mente diventa Terra, Acqua, Aria e Fuoco. Smettiamo di osservare la vita al microscopio e ci fondiamo con essa. Non osserviamo più noi stessi dall’esterno con gli occhi degli altri, ma impariamo a viverci dal dentro.
Ecco perché danzare i 4 elementi…eppure c’è molto altro. Ma l’unico modo per saperlo è danzare.

sabato 1 dicembre 2018

Danzare il cielo dell'attesa


Quanto tempo dedichiamo ad osservare il cielo notturno? Ma esiste ancora un cielo di stelle da ammirare o le luci della città lo hanno cancellato dalla nostra esperienza? E’ vero basta andare in campagna, un po’ distante dai luoghi abitati per scoprire che quel cielo esiste ancora, possiamo dimenticarcene per un po’ ma lui è ancora lì ad aspettarci. A dire il vero, non è che ci aspetti, è semplicemente lì.
Quanto tempo dedichiamo a contemplare il nostro cielo notturno…quello della nostra Anima? Ci sono troppe luci ad intermittenza nella nostra mente, troppe distrazioni, troppi impegni, troppi timori, troppe cose da fare…e chi ha tempo? Ma poi, se volessi andare in campagna, in luoghi disabitati dalla mente, dove la trovo questa campagna? Insomma, ma di cosa stiamo parlando?  
Il periodo dell’avvento è connesso con il segno del Sagittario, gli orizzonti sconfinati che aprono verso l’infinito. Tra tutti segni di fuoco il Sagittario è quello più metafisico, non è un fuoco vicino che ti riscalda ma una luce in distanza che indica una direzione verso qualcosa di importante. E’ la stella cometa che conduce i Re Magi alla culla del neo-nato Cristo. Sapevano dove stavano andando? Probabilmente no, ma si sono fidati del segno, di una profezia, qualcosa che li portava oltre l’orizzonte di ciò che conoscevano semplicemente per scoprire la loro missione, per trovare sè stessi. E’ successo veramente o è solo una storia? Che importanza ha? Non racconta un evento, ci racconta una possibilità presente in tutti noi: quella di trovare veramente noi stessi, di ricongiungerci con la nostra anima. E ci dice anche come: osservando il cielo e cogliendo i segni di una profezia. 
Parliamo della profezia. Senti che la tua vita non ha un direzione, non ha un vero senso? Hai brevi sprazzi di felicità ma quella sensazione piena di appagamento continua sfuggirti? E’ da troppo tempo che hai troppi problemi che neanche più ti ricordi come si vive senza? Senti di stare sopravvivendo invece di vivere? Ok, questa è la profezia, è così che si presenta: in forma di malessere esistenziale, di qualcosa che manca alla tua vita. Sì perché fintanto che non siamo ricongiunti con la nostra Anima, con il nostro nascente Cristo interiore qualcosa mancherà sempre. Quindi, è proprio questa mancanza, questo malessere la profezia più potente. Non dobbiamo nemmeno crederci, basta ascoltare, sentire per non avere dubbi: siamo destinati ad altro!
Quindi bisogna trovare il cielo , un cielo notturno libero da luci. Bisogna trovare un modo per uscire dalle luci ad intermittenza della mente e contemplare l’infinito spazio notturno di ciò che non conosciamo, che non controlliamo, che non possiamo prevedere. E’ una relazione con lo spazio infinito e sconosciuto quello di cui abbiamo bisogno, l’unico luogo dove si possono scorgere i segni di ciò che sta oltre i confini della mente. Lo si può fare con la danza. Danzare è andare in campagna lontano dai luoghi abitati dalla mente.

martedì 23 ottobre 2018

Oltre


Cos’è che ci tiene confinati entro gli angusti limiti del nostro ego? Si potrebbe rispondere la paura del nuovo e del cambiamento, ma alcune persone potrebbero obbiettare che non hanno quella paura. Anzi c’è chi dichiara di amare ogni forma di cambiamento. Ma, in realtà, a meno di non essere degli illuminati siamo tutti confinati entro il nostro ego. Il fatto è che il vero cambiamento nella direzione di un ampliamento della nostra libertà non è nemmeno così facile da vedere. Rischiamo di confonderci. Cambiare luogo dove vivere, cambiare amicizie, cambiare idee politiche, smettere con il latino americano per iniziare il tango…la lista dei possibili cambiamenti è lunga, ma per alcuni di noi fare questo tipo di cambiamento significa restare esattamente la persona di sempre. Anche la parola libertà offre molte declinazioni ambigue. Spesso sui profili di Facebook leggo la frase “vivi e lascia vivere” che sembrerebbe inneggiare ad una vera libertà incondizionata. Magari è così, magari invece vuol dire semplicemente non rompetemi le scatole che io non le rompo a voi. E’ meglio che niente ma il confine fra libertà interiore ed individualismo è sottile.
Per andare veramente oltre i limiti che ci avvolgono in modo più o meno invisibile occorre prima di tutto sviluppare molta sensibilità ed imparare a vedere le cose così come sono. Serve quindi un ambiente protetto dove non ci si sentiamo minacciati, dove possiamo lasciare emergere ciò che sta nel profondo ed essere sostenuti nell’osservare. Non dobbiamo trovare una soluzione, dobbiamo solo potere vedere e stare. Se riusciamo a fare questo buona parte del problema si dissolve da sola, siamo già oltre.
Durante le sessioni di Soul Motion l’unica cosa che domina è la realtà vissuta, non quella pensata o interpretata. Se il giudizio verso noi stessi emerge viene anch’esso danzato ed accompagnato amorevolmente nel mucchio delle cose in transito verso il nulla. Ciò che è illusorio si consuma rapidamente a contatto con la vita reale e la danza è una intensificazione della vita reale.
Andare oltre non è un’impresa che richieda chissà quale atto eroico, serve solo una buona motivazione. Che ne dici di queste: stare meglio con sé stessi, rendersi conto che ciò che appare come un confine è solo una porta verso un orizzonte sconfinato, avere più potere su noi stessi non perché si aggiungano nuove e più sofisticate forme di controllo ma perché molliamo ciò che non serve. Allora ti bastano come motivazioni?

mercoledì 17 ottobre 2018

Dancing Halloween


Non so da quanto tempo si celebri la festa di Halloween qui in Italia. La zucca con la faccia sorridente illuminata da una candela accesa al centro è comunque parte dei miei ricordi d’infanzia. Halloween è una festa Celtica di origine Irlandese che ha avuto sempre più diffusione nel mondo, negli ultimi decenni è una moda anche qui da noi. Naturalmente, come accade anche per il Natale, queste feste hanno un loro cuore magico che ne determina il successo a livello popolare. Il modo però in cui esse vengono vissute è raramente all’altezza di tutta questa magia, l’esperienza reale è bene al di sotto delle aspettative. Il magico non è solo un fenomeno illusorio con cui cerchiamo di incantare i bambini. E’ una necessità dell’animo umano di contattare il sacro dell’esistenza. Abbiamo bisogno di magia nella nostra vita ma nessuno ci ha mai insegnato come realizzarla.
Come spiega James Hillman la comunicazione con il mondo del magico avviene attraverso immagini, rituali e danza, ma non pensiate che una serata in discoteca vestiti da zombie vi faccia accedere al senso profondo di Halloween. Per un bambino, la cui relazione con il fantastico è potente, un semplice lenzuolo è in grado di trasformarlo in un fantasma. Ma per noi adulti qualunque mascheramento scivola sempre in un fenomeno goliardico. Non abbiamo accesso al magico. Si può fare di meglio? Certo !
Facciamo un piccolo sforzo per comprendere le cose ad un livello intellettuale ma subito dopo abbandoniamo questo livello per immergerci nel rituale e nella danza. Dietro la festa di Halloween c’è molta simbologia e basta accedere ad una piccola parte di essa per aprire un portale verso molteplici implicazioni esistenziali. Prendiamo un tema a caso: la paura. La paura ha una sua dimensione istintuale ed è una risorsa chiave per la sopravvivenza. Senza di essa saremmo già morti da tempo e probabilmente la nostra specie si sarebbe estinta all’alba della sua storia. Ma su essa si è costruito un castello del Conte Dracula fatto di paure che vivono solo nella mente senza relazione con alcun pericolo reale. Da cosa deriva infatti la paura verso le emozioni? Perché non possiamo guardare negli occhi ed in silenzio un altro essere umano e mostrare le nostre parti vulnerabili? Da quale pericolo reale ci stiamo proteggendo? Quale paura ci impedisce di diventare quello che realmente potremmo essere ed avere una vita piena ed autenticamente nostra. Quale paura ci tiene confinati negli angusti confini del nostro ego lontani anni luce da quell’infinito che è un nostro potenziale? Infinitamente liberi dentro, infinitamente amorevoli, infinitamente autentici. Volete dei fantasmi, volete degli zombie? Eccoli, sono sempre con noi ma non li vediamo e fintanto che rimangono confinati nel buio agiranno alle nostre spalle. Qualunque cosa sia Halloween una cosa è certa: non è l’unico giorno in cui ci mascheriamo, non è l’unico giorno in cui conviviamo con i mostri.
La danza è uno strumento molto potente per creare un dialogo cosciente con queste forze nascoste. Una volta invitate al ballo mostrano un loro lato umano ed amichevole, perdono il loro potere nefasto su di noi e la nostra vita allarga il suo orizzonte. Dancing Halloween è un'opportunità da non pedere!