venerdì 7 settembre 2018

Unità nella diversità


La carta natale è la rappresentazione simbolica del cielo nell’istante di nascita, vista dal luogo di nascita. Include pertanto una dimensione temporale che fotografa l’atto di moto dell’universo intorno a noi ed una dimensione spaziale che rappresenta il punto di vista da cui vediamo quello che accade. In altri termini in quel preciso istante il sole, la luna e tutti i pianeti hanno una posizione ben precisa in relaziona al pianeta Terra e tale configurazione non sarà mai più ripetibile. In quello stesso istante molte persone possono nascere sul nostro pianeta e quindi sono in molti coloro che potenzialmente ereditano tale configurazione astronomica. Ma due persone non possono nascere nello stesso istante ed anche nello stesso luogo, nello stesso punto sul pianeta. Non può accadere a meno che non si tratti di gemelli siamesi. Quindi, la carta natale, fotografando un certo istante ed essendo relativa ad un preciso luogo, identifica qualcosa di totalmente unico ed irripetibile. Ci potranno essere similitudini, somiglianze, ma da un punto di vista ideale la nostra carta natale rappresenta una singolarità che non ha eguali in tutto il pianeta ed in tutti i tempi. Ognuno di noi è unico. Citando uno dei miei primi Maestri: “ogni essere umano è un progetto unico ed irripetibile”.
A questo punto nascono un po’ di domande. Quanto siamo consapevoli di questa unicità della nostra esistenza? Siamo sicuri di non misurare tutto secondo un metro collettivo?
Siamo consapevoli che diversità significa ricchezza? Stiamo veramente valorizzando la nostra diversità?
Siamo consapevoli che la nostra via di evoluzione, seppure si avvalga dell’esperienza e degli insegnamenti di Maestri ed altre figure di riferimento, è comunque la nostra specifica via di autorealizzazione? Nessuno potrà percorrerla per noi.
Ma soprattutto siamo consci del fatto che comprendere la grande diversità che è in noi è il passo chiave per ricomporre l’unità che sta alla base di tutta la vita? L’innata paura ed avversione che più o meno abbiamo tutti in relazione al diverso nasce dal non sapere dialogare con la diversità che è dentro di noi. Molto spesso la stessa astrologia è usata per catalogare, inquadrare e quindi confinare la vita dentro uno schema che sappiamo gestire. Al contrario, lo scopo dell’astrologia è liberare la diversità che è dentro di noi per ricomporre l’unità ad un livello più alto e spirituale, trascendendo gli angusti limiti dell’ego. Perché sicuramente esiste un movimento esistenziale dell’Anima ed è un movimento integrante e di ricomposizione dell’unità ma questo non potrà mai accadere se lasciamo vari pezzi di noi per la strada o in qualche angolo buio dove nessuno può vederli. Di nuovo l’insegnamento del mio Maestro: “viviamo in un universo e noi stessi siamo un universo vale a dire “unità nella diversità”.

venerdì 24 agosto 2018

Celebrare il plenilunio della Vergine / Celebrating the Virgo Full Moon


Celebrare il plenilunio della Vergine

(English version below)

Il plenilunio di oggi, con il sole nel segno della Vergine e la luna in Pesci risuona su molti temi ma voglio focalizzarmi sulla relazione fra vita reale e trascendenza. Per ogni segno astrologico come per ogni aspetto della vita vi è un lato luminoso ed un lato d’ombra.  L’archetipo della Vergine nel suo lato d’ombra ci ricorda che nel nostro coinvolgimento con le cose materiali ed i mille dettagli della vita pratica posso dimenticare me stesso. Anche il nobile atto di lavorare al servizio degli altri può diventare una fuga da se stessi. Con una modalità del tutto complementare il lato oscuro dei Pesci ci mette in guardia dal non creare i così detti “bypass spirituali” vale a dire i tentativi di non prenderci la responsabilità nei confronti della vita reale sulla base di finti principi spirituali. E’ un modo per aggirare i problemi concreti che riguardano la nostra vita quotidiana semplicemente perché ci illudiamo di essere ormai oltre questo livello. La Luna piena di oggi ci mette quindi in guardia nel non cadere in queste due tipologie di fuga da noi stessi offrendoci invece la perfetta integrazione fra vita reale e trascendenza. Se infatti sono in grado di vedere la realtà così com’è  nella sua “nudità”, frugalità, semplicità senza mettere alcuna aspettativa (lato luminoso della Vergine) attivo automaticamente un atto di trascendenza, l’andare oltre i limiti del mio Ego, il dissolvere i confini che per paura mi separano dal mondo (lato luminoso dei Pesci). Quindi, paradossalmente, più entro nella semplicità  e maggiormente mi apro all’infinita complessità della vita.
Nella danza più riesco a rimanere nella semplicità e purezza dell’esperienza che accade nel momento presente e più mi apro a ciò che non conosco ed al mistero della vita.
Questa luna piena di oggi ci ricorda che la dimensione spirituale è dentro la vita reale e l’esperienza del quotidiano.

Celebrating the Virgo Full Moon


Today's full moon, with the sun in the sign of Virgo and the moon in Pisces resounds on many themes but I want to focus on the relationship between real life and transcendence. For every astrological sign as for every aspect of life there is a bright side and a shadow side. The archetype of Virgo in her shadow side reminds us that in our involvement with material things and the thousand details of practical life we can forget ourselves. Even the noble act of working at the service of others can become an escape from ourselves. At the same time, the dark side of Pisces warns us against creating the so-called "spiritual bypasses", that is to say, attempts to not take responsibility for real life on the basis of false spiritual principles. It is a way to get around the concrete problems that affect our daily life simply because we pretend to be beyond that level. The full moon of today therefore puts us on guard not to fall into these two types of escape from ourselves offering instead the perfect integration between real life and transcendence. If can see reality as it is in its "nakedness", frugality, simplicity without putting any expectations (bright side of the Virgin), it automatically activates an act of transcendence. I go beyond the limits of my Ego, I dissolve the boundaries that, by fear, separate me from the world (luminous side of Pisces). So, paradoxically, the more I enter into simplicity and the more I open myself to the infinite complexity of life.
In dance the more I can stay in the simplicity and purity of the experience that happens in the present moment the more I open myself to what I do not know and to the mystery of life.
This full moon today reminds us that the spiritual dimension is within real life and the experience of everyday life.

lunedì 13 agosto 2018

Perchè danzare?



Perché mai danzare? Dal mio punto di vista ci sono molte risposte a questa domanda ma non avrebbero valore, almeno per me, se non si basassero sulla mia esperienza diretta.
Per molti anni, soprattutto nel periodo universitario, l’unica forma di contatto che avevo con il ballo era la discoteca, un luogo in cui venivo trascinato per i capelli. Non ero l’unico a pensarla così: nel gruppo di amici di allora un buon 50% di essi, ovvero la totalità dei maschi, sentiva l’uscita in discoteca come una tassa da pagare periodicamente per accontentare l’altro 50%, la componente femminile, che invece viveva il ballo come un momento ludico e liberatorio. Già allora sentivo però qualcosa che non tornava perché il movimento ed il ballo mi procuravano piacere e divertimento, ciò che proprio non riuscivo ad accettare era l’ambiente della discoteca. Parlo di questo fenomeno perché temo sia più diffuso di quanto si immagini. Al pari di come un certo background  religioso ha certamente avuto un suo imprinting negativo sul tema spiritualità, così credo che un certo modello culturale , sociale assieme alla “famigerata serata in discoteca” abbia contribuito ad allontanare molte persone dalla danza.
Ci sono adesso molte più opportunità per ballare come il tango argentino ed le danze latino-americane, che non erano così diffuse ai tempi dei miei attriti con la discoteca. Il ballo sta riscuotendo un largo successo richiamando molte persone di ogni età, cosa certamente importante e positiva. Sottolineano però una regola nefasta e del tutto arbitraria: ci sono persone più brave ed altre meno brave, persone più portate ed altre meno.
Così quando qualcuno mi dice “il ballo non fa per me” o “non sono portato per danzare” so che in realtà sta rispondendo ad un modello acquisito e spesso subito che deriva dall’unica prospettiva che questa società sa esprimere: vinca il migliore. Ciascuno di noi, da quando nasce, riceve un punteggio sulle varie materie della vita ed in quelle dove non arriva alla sufficienza molla.
Ok, vi propongo un’altra prospettiva: sapete dirmi chi intorno a voi è il più bravo a respirare? Chi intorno a voi è il più bravo a godersi un tramonto? Chi è il più bravo ad innamorarsi? Queste domande suonano strane, non hanno praticamente senso. Nessuno direbbe non sono portato respirare o a bere acqua. Allora la mia successiva domanda è la seguente: chi ha deciso che la danza faccia parte di quelle “materie” che hanno un voto? Il movimento e la relazione con la musica sono esperienze che intensificano il nostro essere “vivi”, punto! Non c’è alcun voto, non c’è alcuna graduatoria come non c’è per l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo.
Ma come spesso accade, per ritrovare il contatto con qualcosa di naturale, dobbiamo fare un salto in astuzia e scavalcare le barricate del pregiudizio. Quindi se io uso il termine "danza consapevole", o qualità "mindfulness" sto aggirando le difese mentali dicendoti: "occhio, non si tratta del ballo che hai vissuto tu tempo addietro. Qui non si giudica, non c'è il più bravo ed il meno bravo. Non ci sono passi, non ci sono coreografie. Non esiste l'errore. Ciò che conta è solo l'esperienza vissuta. Ciò che conta e che ti senti nel qui ed ora". Quindi, qualcosa che dovrebbe essere del tutto naturale ha bisogno di essere confezionato in modo più intelligente dei pregiudizi per essere accettato.
Esiste un vasto arcipelago di stili di danza consapevole, la Soul Motion ne fa parte. Al di là delle singole specificità dei vari metodi c’è lo stesso principio di base: la danza è un fenomeno del tutto naturale. E’ un modo per sentirsi, per comunicare, per creare una relazione rituale con le forze che vivono dentro ognuno di noi.
Dopo gli anni della discoteca ho dovuto aspettare un po' di tempo per avvicinarmi di nuovo alla danza. L'occasione fu la biodanza e, sebbene praticassi yoga già da tempo, fu sorprendente l'effetto che ebbe su di me tanto da modificare la mia esperienza della meditazione. Era presente una qualità del tutto nuova, l'area del cuore era molto più aperta e mi sentivo connesso con il tutto. In altri termini la danza stava arricchendo l'esperienza di me e del mondo intorno a me.
Perché quindi danzare? Perché come tutte le danze fa bene alla salute, mette energia in movimento e si esce dal torpore. Ma perché praticare una danza consapevole come la Soul Motion? Perché accanto a tutti questi benefici che ho appena citato si aggiunge l’opportunità  di uscire dalle griglie di giudizio all’interno delle quali siamo costantemente inquadrati. Perché è possibile spostare il baricentro della consapevolezza dall’esterno all’interno, perchè invece di sentirci giudicati sulla base di un metro collettivo e del tutto artificiale  è possibile ridare valore al sentire.
Perché quindi danzare consapevolmente? Per essere liberi!
Vuoi avere informazioni sulla Soul Motion? Fai click qui https://mailchi.mp/a12899cd1796/sm02 


lunedì 6 agosto 2018

Accendere il sole


Uno dei primi e più importanti insegnamenti che ho ricevuto è che ogni via spirituale è essenzialmente un processo di rimozione di inutili sovrastrutture. Non a caso tutte le vie spirituali pongono in risalto il processo di purificazione. Ma se leggiamo questa affermazione dalla prospettiva collettiva di una società modellata da secoli e secoli di una certa forma di religiosità, la prima cosa che ci può venire in mente è una via fatta di rinunce e sacrifici. La nostra idea di spiritualità è infatti contaminata da questa separazione spirito materia che induce a pensare che più umilio la materia più libero lo spirito. Bene, vorrei chiarire subito che nel parlare di purificazione e rimozione di inutili sovrastrutture la prima cosa di cui sbarazzarsi è proprio questa falsa idea. La crescita spirituale è in primo luogo una celebrazione della vita in ogni suo aspetto. Usando le parole di un grande Maestro “noi tutti siamo potenzialmente destinati ad una vita esuberante” Pertanto ogni percorso di crescita è un processo di rimozione degli ostacoli che impediscono alla nostra vera natura di manifestarsi e risplendere, in altre parole, di essere felici.

Ma quali sono questi ostacoli? E perché ci sono? Bene se noi fossimo in contatto con la nostra sorgente spirituale, o, usando un’espressione più esoterica, se la nostra personalità fosse pervasa dall’Anima non cadremmo nella trappola di identificarci con ciò che non siamo. Ma poiché siamo disconnessi con la fonte spirituale, la paura del vuoto e del “non essere” ci spinge ad attribuire valore ad un'identificazione egoica con ciò che possediamo, con il ruolo che abbiamo nella società e così via. Questa identificazione si trascina dietro il meccanismo dell’attaccamento. Se infatti il nostro senso di esistere dipende da qualcosa che potremmo perdere è naturale che cercheremo di proteggerlo ad ogni costo. A questo punto siamo caduti nella trappola dell’identificazione e dell’attaccamento e la sofferenza è garantita. Come uscirne?

Ho una relazione molto passionale con la vita, pertanto non ho mai amato quelle soluzioni drastiche che propongono un’umiliazione dell’ego ed un assopimento delle emozioni. Mi sembra che assieme all’acqua si rischi di buttare via anche il bambino. Al contrario sono un fan del detto “si rinuncia ad un piacere per un piacere più grande”. O meglio “si rinuncia ad un falso piacere per una vera felicità”. Se infatti comprendessimo la nostra natura nella sua infinite potenzialità sarebbe del tutto naturale godere di esse ed evitare di accontentarci di un loro surrogato. Il problema dell’attaccamento si dissolverebbe all’istante dal momento che non possiamo perdere ciò che è nostro da sempre.

L’astrologia spirituale ha esattamente lo scopo di aiutare a riconnetterci con il nostro universo di potenziali interiori per liberarci dai falsi miti che muovono la nostra vita, per uscire dal falso mito ed entrare nel mito naturale che racchiude la missione dell’anima. Facciamo un esempio: quando ci chiedono di che segno siamo, o quando noi chiediamo la stessa cosa ad un’altra persona, qual è la motivazione che c’è dietro? Nella maggior parte dei casi è pura curiosità, un tentativo di conoscere i tratti principali della personalità e del carattere. E’ il primo passo per appiccicare a noi stessi ed agli altri nuove etichette, come se già non ce ne fossero abbastanza. Vi propongo adesso una visione diversa: la caratteristica astrologica del nostro sole racchiude il potenziale solare, eroico per portare avanti la missione della nostra anima. Invece di chiederti di che segno sei la domanda che ti faccio è la seguente: conosci come usare le potenzialità del tuo sole al fine di perseguire la missione della tua anima? Di quale natura “eroica” disponi per portare avanti questa impresa? Ogni mito del viaggio dell’eroe, da Gilgamesh, Ercole, Budda, Cristo, Psiche, Parsifal parla della qualità solare che ci aiuta a ritornare alla fonte con consapevolezza. Se ragioni in questi termini, ogni forma di oroscopia da giornale si dissolve come neve al sole. Ed al posto della domanda “di che segno sei” ve ne sarà una più profonda ed autentica: come posso usare il potenziale in mio possesso per rimuovere paure, condizionamenti ed ostacoli e per accedere ad una vita più piena e felice?

martedì 31 luglio 2018

Come stelle che irradiano ovunque



La disposizione degli occhi negli animali è essenzialmente funzione del loro stile alimentare. La disposizione degli occhi nella testa degli erbivori è laterale perché se bruchi l’erba di un prato non hai una grossa necessità di vedere ciò che mangi. E’ difficile sbagliare la posizione della bocca se il tuo piatto è di alcuni ettari. Serve però un campo visivo molto ampio per accorgersi per tempo della presenza di un predatore. Quest’ultimi, al contrario, hanno gli occhi disposti frontalmente per favorire la focalizzazione verso la preda e successivamente l’attacco. Certamente la disposizione laterale offre una visione panoramica ma meno focalizzata, come un grandangolo. Quella frontale orienta verso un bersaglio, come un teleobbiettivo.
La posizione frontale degli occhi offre inoltre una visione a colori e binoculare per visualizzare bene le distanze in maniera tridimensionale. Questa è anche la ragione per cui i primati hanno questa disposizione in relazione alla loro dieta prevalentemente frugivora e quindi la necessità di vedere e distinguere bene bacche e frutta dal resto della vegetazione.
Come esseri umani ereditiamo la posizione degli occhi dai nostri fratelli maggiori primati e certamente ciò ha aiutato, assieme al pollice opponibile, lo sviluppo dei processi cognitivi. La mente è focalizzata al pari della vista che è di gran lunga il senso più usato tra i 5. Vediamo però che impatto ha tutto questo a livello della consapevolezza in uomini e donne dei tempi attuali.
Ok, se devo scegliere qualcosa dallo scaffale di un supermercato la vista frontale aiuta e certamente anche se devo guardare qualcuno negli occhi. Non ho idea di come due mucche si guardino negli occhi, forse guancia a guancia. Magari il lato romantico rimane.
Ma in noi esseri umani c’è un problema: dove focalizziamo la nostra vista e con essa la coscienza nella nostra  vita quotidiana? Per molti di noi di fronte allo schermo di una Tv o di un PC, di uno smart-phone, guardando la strada davanti a noi mentre guidiamo,  leggendo un libro che teniamo in mano, sempre di fronte a noi. Come possiamo pensare che questo orientamento visivo non abbia anche un impatto sulla nostra coscienza? E’ ovvio che questo favorisce una focalizzazione ed una perdita di visione panoramica della nostra esistenza. La nostra coscienza è come il raggio di una torcia elettrica che illumina ciò che sta di fronte, e quindi anche  il futuro. L’espressione guardare in avanti significa pensare a quello che accadrà. Quindi, la nostra mente è intrisa di temporalità e vede una traiettoria precisa degli eventi passati e futuri. Tutto ciò aiuta la nostra progettualità, è fuori dubbio. Ma come facciamo a stare nel presente? Come possiamo avere una “visione a 360 gradi” della nostra vita? Come possiamo accorgersi di altre opportunità? Come possiamo semplicemente stare e godere del presente?
Certamente non possiamo tornare indietro nel tempo di svariati milioni di anni e pilotare l’evoluzione della specie in modo diverso. Ma possiamo fare molto attraverso la pratica dello yoga. Quando Mr Iyengar diceva che il retro delle ginocchia deve aprirsi per diventare occhi spalancati sulla bellezza del modo stava dicendo che tutto il nostro corpo può diventare un insieme di innumerevoli occhi attraverso cui guardare l’intera esistenza nella sua sfericità. Lo yoga enfatizza l’uso di tutti i sensi e soprattutto la percezione spaziale completa.  Ci offre molteplici posizioni che il corpo può assumere, ma, oltre a ciò, è la singola posizione che , a sua volta, è un universo conoscitivo sferico. La nostra coscienza acquista sfericità. Smettiamo di essere una torcia elettrica con un raggio luminoso stretto e diventiamo piccole stelle che irradiano ovunque nello spazio.

venerdì 27 luglio 2018

Celebrare il Plenilunio del Leone/ Celebrating the Leo Full Moon



(English version below)

Qualche volta una visione scientifica di un fenomeno naturale può togliere poesia ma molto spesso aggiunge comprensione e bellezza. La luna piena di oggi si tinge di rosso perché durante un’eclissi di Luna la luce solare è ostacolata dalla Terra che proietta quindi la sua ombra sul nostro satellite naturale. Ma non tutta la luce viene bloccata, la componente a frequenza pù bassa , corrispondente al rosso, riesce a deviare, a compiere una traiettoria di aggiramento del nostro pianeta e raggiunge la Luna. Si chiama diffrazione ed è la stessa ragione per cui il sole al tramonte si tinge di rosso.  C’è uno sforzo in tutto questo, ma il buio non è mai totale qualcosa arriva ed ha il colore della passione, il rosso. Ogni sforzo che noi facciamo per migliorare noi stessi, per arrivare al nostro centro, per cogliere il nucleo divino della nostra identità (Sole in Leone in congiunzione con il nodo Lunare Nord) se è veramente carico di passione e coraggio, avrà un effetto non solo su di noi ma sull’intera umanità, a partire dalla nostra famiglia e  dai nostri amici (Luna in Acquario in congiunzione al Nodo Lunare Sud). Se rivolgiamo solo l’attenzione all’esterno di noi, se cediamo alle continue richieste di attenzione degli altri perdiamo il nostro centro e non potremo dare niente  di reale agli altri. Ma un vero, onesto ed appassionato lavoro su di noi sarà contagioso. Che sia la danza, lo yoga, la meditazione, l’arte o qualunque altra cosa deve bruciare di passione. Solo così sarà contagiosa e ci mostrerà quanto siamo interconnessi, anche quando pensiamo di trasformare solo noi stessi.


Sometimes a scientific view of a natural phenomenon can take away poetry but very often adds understanding and beauty. Today's full moon is tinged with red because during a lunar eclipse the sunlight is hindered by the Earth, which projects its shadow onto our natural satellite. But not all the light is blocked, the low frequency component, corresponding to red, manages to deviate, to make a trajectory of bypassing our planet and reaches the Moon. It is called diffraction and is the same reason why the sun at the sunset is tinged with red. There is an effort in all this, but the darkness is never total. Something arrives anyway and has the color of passion, red. Every effort we make to improve ourselves, to find our own center, to capture the divine nucleus of our identity (Sun in Leo in conjunction with the North Lunar node) if it is truly loaded with passion and courage, it will have an effect not only on us but on the whole humanity, starting from our family and our friends (Moon in Aquarius in conjunction with the South Lunar Node). If we focus only on the outside of ourselves, if we yield to the constant requests for attention of others we lose our center and we can not give anything real to others. But a true, honest and passionate work on us will be contagious. Whether it is dance, yoga, meditation, art or anything else it must burn with passion. Only in this way it will be contagious and it will show us how interconnected we are, even when we think of transforming ourselves only.

domenica 22 luglio 2018

Yoga per occidentali



Il panorama dello yoga che è possibile osservare nel mondo occidentale è dominato da due proposte fra loro opposte. La prima è quella della pratica principalmente orientata a lavorare nel corpo, con metodologie diverse, più o meno raffinate, ma pur sempre “limitate” ad un lavoro a livello fisico. In teoria la proposta sarebbe più ampia ma all’atto pratico si riduce a questo.
La seconda scelta è più mistica ed intrisa della religiosità indiana. 
L’incontro con i miei primi Maestri di origine centro americana e successivamente con il sistema Iyengar, proveniente dall’India, mi hanno sempre suggerito  la possibilità di una terza  via: quella in cui un sano e corretto lavoro sul corpo potesse sposarsi con  una  qualità riflessiva applicata alla vita quotidiana.  Esiste una forma di spiritualità di carattere non religioso e non dottrinale che cerca comunque di rispondere alla domanda  chiave: “che senso ha la mia vita?”.  La risposta a questa domanda non può arrivare lavorando unicamente nel corpo. Ma allora, se cerco qualcosa di più di una sofisticata forma di stretching, devo necessariamente entrare nel mondo mistico dell’India? Non necessariamente! Lo yoga ha una natura non religiosa e la sua commistione con la religiosità indiana è un fenomeno successivo avvenuto per pura prossimità geografica.  Se lo yoga fosse nato in Italia adesso sarebbe intriso di cattolicesimo. Mi piace citare il  Dailai Lama che  dichiara l’importanza in occidente della divulgazione del nucleo scientifico e sapienziale del Buddismo, depurato da ogni da ogni forma di ritualità ed iconografia di stampo religioso. La stessa cosa per lo yoga.  Sia il buddismo che lo yoga hanno un nucleo centrale che è scientifico, una scienza rivolta allo studio della mente e della coscienza. E’ questo nucleo che oggi può sposarsi con le frontiere della psicologia transpersonale ed umanista occidentale  e di tutta la ricerca spirituale “laica” che, soprattutto in occidente,  va sotto l’etichetta “Integral Cullture” . E’ questa visione di sintesi  che mi è stata offerta dai miei primi maestri e che sempre più forte sento risuonare in me, che intendo portare avanti in Yoga per Essere.