giovedì 13 agosto 2020

Riscattare la nostra dimensione cosmica, parte 6: Il seme, il brutto anatroccolo e la funzione dell’astrologia

 

Il seme, il brutto anatroccolo e la funzione dell’astrologia

Prendiamo un seme e piantiamolo nel terreno adatto. Se le condizioni ambientali saranno quelle ideali la pianta si svilupperà raggiungendo il suo massimo sviluppo. Tutto il potenziale genetico presente nel seme si andrà a manifestare. Se la pianta potesse avere una coscienza individuale e fosse dotata di parola ci direbbe che si sente pienamente realizzata, in fondo è nata per quello. Inoltre, il pieno sviluppo della pianta è totalmente funzionale all’ambiente. Naturalmente, se gli ecofattori non saranno quelli adatti, la pianta andrà a sviluppare solo in parte il proprio potenziale genetico, parte di esso rimarrà inespresso. La pianta non cambierrebe genere, non muterebbe in qualcosa di diverso, sarebbe la stessa di prima ma meno sviluppata. Possiamo azzardarci a dire che in questo caso sarebbe un po’ meno felice non sentendosi completamente realizzata? Dai, sì, io credo si possa dire.

Quanti esseri umani si sentono pienamente realizzati? Quanti di noi hanno nutrito il proprio potenziale dando piena espressione ad esso? Quanto la nostra formazione nell’ambito familiare, culturale, religioso è stata orientata a dare a ciascuno di noi gli eco fattori positivi in accordo con la nostra natura inividuale e quanto invece siamo stati inseriti in un meccanismo con valori standard uguali per tutti? Quanto il giudizio sulle nostre capacità, misurato rispetto ai suddetti valori standard, ha pesato sulle nostre scelte e su gli obiettivi che ci siamo posti? Quanto ci sentiamo pienamente realizzati e quindi felici? Siamo sicuri che la nostra vita rifletta ciò potremmo essere?

Una delle prime fiabe che ho letto è stata “Il brutto anatroccolo” di Hans Christian Andersen. Puoi essere un cigno ma se lo standard di riferimento è quella di un’anatra risulti brutto. In realtà siamo tutti dei cigni, ognuno a suo modo, in un mondo costruito per anatre.

Come si sentirebbe una quercia se fosse costretta a diventare un albero di limoni? Cosa accadrebbe se venisse inserita in una serra ed “uniformata” a tutte le altre piante? Fortunatamente per lei diventerebbe comunque una quercia, magari un po’ sofferente per la mancanza di spazio e per le costanti potature non idonee alla sua struttura.

Per noi esseri umani, purtroppo, la spinta istintuale ad essere comunque la nostra vera natura deve farsi largo in una fitta selva di sovrastrutture culturali ed alla fine ne usciamo “quasi” tutti camuffati in qualcos’altro. Il libero arbitrio e la nostra capacità di scegliere diventa una sorta di arma a doppio taglio perchè capace di occultare la spinta naturale che viene dal profondo. Ciò che è un dono, un salto quantico nel processo di evoluzione della vita ci ostacola nell’essere felici. Poi, intendiamoci, c’è anche un certo John Stuart Mill, filosofo del XIX secolo, che sostiene ”è  meglio essere un uomo malcontento che un maiale soddisfatto, essere Socrate infelice piuttosto che un imbecille contento, e se l'imbecille e il maiale sono d'altro avviso ciò dipende dal fatto che vedono solo un lato della questione”. Ok, sono punti di vista, io credo sia meglio diventare esseri umani felici e pienamente realizzati.

Per molto tempo siamo stati educati a dare valore alla ragione rispetto alle emozioni ed agli istinti. Poi, negli ultimi anni, c’è stata la riscoperta di ciò che si sente a livello di “pancia” e la mente è diventata il nemico da combattere. Questo approccio bipolare non funziona. Abbiamo bisogno di tutto ciò che è in nostro possesso, per questo serve una disciplina integrale. Il problema non sta nella mente, come non sta nelle emozioni nè nell'istinto. Il problema è che non abbiamo un centro consapevole, siamo indentificati con le nostre storie e non centrati nell’anima e con il progetto originario per cui siamo qui. La mente è diventata il problema perchè l'abbiamo assunta a funzione di leader quando è semplicemente uno strumento, al pari di tutto il resto, per adempiere alla missione dell'anima.

La disciplina integrale del processo alchemico si muove su più livelli, dal piano fisico a quello spirituale. Uno degli obiettivi, ma ovviamente non l’unico, è quello di offrire nuovi scenari per quanto riguarda la nostra esistenza. Siamo ingabbiati nelle nostre storie individuali e quindi non accediamo al potenziale interiore, non diamo voce al mito naturale che è in noi. Lo scopo dell’astrologia, nel suo approccio spirituale, è offrirci questa visione creativa, mitologica e trascendente di noi stessi. E’ facilitare lo spostamento del baricentro della nostra coscienza dalla persona all’anima. E’ riconnetterci con la missione originaria e ciò che potremmo essere.


martedì 11 agosto 2020

Riscattare la nostra dimensione cosmica, parte 5: la chiamata dell'anima e l'astrologia spirituale

 

Se vogliamo riscattare la nostra dimensione cosmica dobbiamo veramente fare un salto di qualità. La relazione fra la missione dell’anima e l’universo che ci circonda è il cuore dell’astrologia spirituale. Ma se abbiamo in mente l’oroscopia o l’uso che si fa dei segni astrologici nell’apporccio comune, bene, siamo distanti mille miglia.

Per prima cosa dobbiamo essere chiari su ciò che stiamo cercando ma, soprattutto, su cosa NON stiamo cercando. Di sicuro non stiamo tentando di prevedere il futuro ma, al contrario, di intensificare l’esperienza del qui ed ora. Quindi, qualunque approccio cerchi di capire cosa potrebbe accadermi, cosa mi è accaduto in passato, quanto dura un certo transito ecc..non può funzionare. Verrebbe posto l’accento sul tempo durata rafforzando la mia identificazione con la mente egoica. L'io illusorio, ciò che noi pensiamo di essere in termini di storia personale, è esattamente la causa della nostra infelicità e quindi è ciò che vogliamo dissolvere e non certo amplificare. Questo io illusorio vive nel tempo psicologico, muovendosi constantemente tra passato e futuro, mosso da attaccamento e paura. Al contrario, la sorgente spirituale e vitale con la quale vogliamo entrare in contatto dimora nell’eterno presente e fa parte della grande rete della vita. In altri termini, il processo alchemico è uno spostamento del baricentro della coscienza dall’io illusorio e separato al centro dell’essere in relazione creativa con il tutto. L’astrologia spirituale è uno strumento al servizio di questo processo. Deve aprire varchi per intuizioni profonde sulla nostra vera natura, facilitare il processo creativo di attuazione dei nostri potenziali interiori. 

La cosa peggiore che può fare l’astrologia è aggiungere illusione all’illusione, allontanarci dalla vita reale ancora di più di quanto non lo siamo già. Per questo è necessaria una grande disciplina ed autentica motivazione. Il counselling astrologico non può essere svolto per pura curiosità. Quest’ultima non è una motivazione sufficientemente potente per aprire le porte dell’anima. Ci deve essere una chiamata dal profondo ed il modo in cui questo può avvenire è, in genere, un vero esempio di creatività. Può manifestarsi nella forma di una certa stanchezza del vivere, noia nel frequentare gli stessi posti e le stesse persone, depressione, assenza di senso di realizzazione, non riconoscersi più in quello che facciamo. Può accompagnarsi ad eventi di repentino cambio di vita, come una separazione. Insomma, qualcosa che prima c’era e che adesso non c’è più o che non è più fuzionale per la nostra felicità. Un equilibrio (illusorio) che viene infranto.

Da qualche parte, molto tempo fa, lessi che il problema è il metodo didattico di questo universo. Un sacerdote invece mi fece notare che ogni ferita può essere una feritoia da cui scorgere Dio. E’ tutto vero e l’ho sperimentato di persona, ma preferisco la visione offerta dallo yoga: l’auto-disciplina è la via alternativa agli eventi traumatici. Quindi, il risveglio spirituale può iniziare da un problema ma poi il processo è sostenuto da una pratica consapevole e giornaliera. E l’astrologia rientra nelle discipline che sostengono il processo di cambiamento.


venerdì 7 agosto 2020

Riscattare la parte cosmica che è in noi, parte 4: possa la tua natura interiore sbocciare completamente per portare bellezza e fragranza nel mondo

 

Cos’è che conta nella nostra vita? Ognuno può avere la propria risposta, e forse neanche sapere rispondere ma in realtà alla radice di tutto c'è solo una cosa che conta: la felicità. In un modo o nell’altro tutti cerchiamo la felicità. Quindi cosa conta nella vita di ognuno di noi? Essere felici! Ogni altra risposta è solo una declinazione di quest’unica verità. E ciò non vale solo per noi esseri umani ma per ogni essere vivente.

Possiamo a questo punto rovesciare la domanda. Cosa serve per essere felici? Comprendere ciò che conta nella nostra vita, realizzare consapevolment quello per cui siamo nati.

Nelle culture di tutti i tempi e luoghi esiste il concetto di cosa dà un senso alla vita. Nella cultura giapponese esiste la parola ikigai  (iki-vivere, gai-ragione). Seguire il proprio ikigai è dare senso alla propria esistenza, è realizzare pienamente ciò che siamo, è vivere per ciò che conta veramente.

Con alcune differenti sfumature troviamo lo stesso concetto in altre regioni del mondo. Nella cultura dell’India si parla di Dharma, come l’insieme delle leggi cosmiche che regolano la vita di ognuno di noi e di tutto l’universo. La realizzazione di ciò che siamo non può che essere un allineamento della nostra vita in relazione al nostro Dharma.

Aristotele parla di Entelechia riferendosi ad una sorta di finalità intrinseca dentro ogni cosa, una “Causa Finale” verso cui tutto tende.

Altro termine è Daimon: da Platone a James Hillman vi sono filosofi e psicologi che sostengono che siamo chiamati a decifrare il codice della nostra anima, affinché possiamo cogliere il senso compiuto della nostra presenza nel mondo.

Si potrebbe continuare a lungo ma voglio alla fine citare quello che alcuni “life coach” odierni di fama mondiale sostengono per avere successo nella vita, sia in senso molto pratico come ad esempio nel mondo del lavoro, ma anche come puro senso di auto-realizzazione. Tutti parlano dell’importanza di “coltivare una visione” ed essere sempre focalizzati su essa.

A me piace parlare di “missione dell’anima

Comunque la si veda, dalla visione più metafisica a quella più pratica, è veramente importante scoprie il senso della nostra esistenza ed allineare la nostra vita in questa direzione. Come sostiene Socrate “una vita senza ricerche non è degna per l'uomo di essere vissuta”.

La prima cosa importante è quindi che venga resa esplicita la domanda: “qual’è il senso, lo scopo, la missione della mia vita?”. Perchè il primo e più eclatante fenomeno che osserviamo è che lo stile di vita della nostra società non consente di elaborare questo tema esistenziale. La costante e stretta sequenza di impegni, cose da fare, problemi da risolvere tendono ad oscurare questa domanda esistenziale di fondo. Questo atto di oscuramento avviene in due modi: il primo è non dare sufficiente tempo alla domanda perchè c’è sempre qualcosa di più urgente da fare. Il secondo, ancora più insidioso, è offrirti già una risposta pre-confezionata. Il senso della vita è avere successo economico, viaggiare per il mondo, avere una famiglia felice, avere una vita trasgressiva e piena di eccessi, godersela infischiandosene di tutto e tutti e così via. Sono tutti stereotipi e falsi miti. E questo non perchè avere una famiglia felice o successo economico sia sbagliato. Il falso deriva dal fatto che viene azzerata la diversità e ricchezza di ciascuno di noi, non si prende in considerazione che ciascuno di noi è un progetto unico ed irripetibile.

Quante scelte facciamo in base ad una vera consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che potremmo essere e quante invece sulla base un forte “suggerimento” che ci arriva dalla famiglia di origine, dalla cultura e religione da cui proveniamo?

Riscattare la nostra dimensione cosmica significa quindi scoprire la nostra vocazione, la missione dell’anima, dar vita ai nostri potenziali interiori, seguire il nostro ikigai. O come dice un Maestro che seguo “possa la tua natura interiore sbocciare completamente per portare bellezza e fragranza nel mondo”. Questo è il destino verso quale tendere. Ed ha una sua natura cosmica!


mercoledì 5 agosto 2020

Riscattare la parte cosmica che è in noi, parte 3: Purificare con piacere

Purificazione

Nel mio percorso ho incontrato alcuni Maestri ed il loro insegnamento è per me una grossa risorsa. Quando mi sento perso ritorno a questi insegnamenti e con essi riesco a ritrovare il mio centro. Fra questi uno dei più importanti è che la crescita individuale è essenzialmente un togliere ciò che non serve. 
Siamo abituati a pensare che quando vogliamo ottenere un risultato ci debba essere qualche competenza nuova da acquisire. Difficile concepire che acquisire vada di pari passo con il togliere. Ma effettivamente nei processi di crescita e di espressione dei potenziali interiori il punto da cui partire è togliere ciò che è di ostacolo. Nell’antica arte dell’alchimia questa fase si chiama “Solutio”, vale a dire dissolvere, sciogliere per tornare ad una condizione di purezza iniziale da cui far partire un processo creativo di costruzione in linea con le leggi naturali, con le necessità profonde della nostra anima. 
Consideriamo un qualsiasi motore, se nei suoi meccanismi sono annidate incrostazioni è praticamente inutile se non addirittura dannoso inserire un carburante potente. Occorre prima di tutto ripulire il motore, lubrificarlo. Solo allora sarà in grado di esprimere tutta la sua potenza. 
Uno degli obiettivi della pratica dello yoga è lubrificare il nostro movimento dentro la vita, eliminare le incrostazioni che ci frenano e producono attrito. Queste incrostazioni sono ad ogni livello, fisico, energetico, emotivo, intellettuale e così via. Per questo il processo di purificazione deve essere integrale. Ma prima di tutto andiamo a rimuovere alcuni pregiudizi

Purificarci dalla falsa assunsione che i processi di crescita siano per forza dolorosi

Secondo il Budda tutti gli esseri sensienti su questo universo cercano la felicità. Dai microorganismi alle forme più complesse per arrivare all’uomo tutto si muove in questa direzione. O meglio, tutto ha questa motivazione perchè, soprattutto negli esserei umani, ciò che poi andiamo a generare ci porta raramente ad una condizione di maggior felicità e pienezza dell’essere. Qualisiasi processo di crescita deve quindi aiutarci ad accedere ad una condizione di maggior realizzazione e felicità. Ma se questa è la destinazione può il percorso essere fatto di sofferenza e martirio? Evidentemente no! Il percorso deve avere la stessa qualità della meta, o in altre parole, il percorso è già la meta.
Le persone che soffrono di disturbo bipolare vengono curate perchè non è un bel vivere. Ritenere che in questa vita si debba soffrire per avere poi una ricompensa finale, magari tra un po’ di tempo e forse addirittura nell’aldilà, è una forma di disturbo bipolare della nostra cultura. Cioè soffri soffri soffri ...per poi d’improvviso ritrovarti felice? E’ così che funziona? No, questo è un disturbo bipolare. Un percorso che ti orienta verso una condizione di maggior felicità, realizzazione dei tuoi potenziali e pienezza dell’essere deve, da subito, offrirti queste qualità.
Qualcuno potrebbe obiettare che la storia è piena di esempi di persone che per ottenere un certo traguardo nel mondo politico, lavorativo, sportivo hanno dovuto faticare molto. Questo è un punto diverso che non deve creare confusione. Essere felice non significa che non ci si debba impegnare a superare i propri limiti, che ciò non richieda disciplina e sforzo. Al contrario, rimuovere la pigrizia ed altre cattive abitudini richiede forza di volontà ed applicazione costante. C’è una sorta di attrito iniziale da superare ma nel giro di poco tempo gli effetti benefici della pratica devono farsi sentire, il benessere che ne deriva deve vincere sempre di più su tutto il resto. Ad esempio, iniziare a praticare yoga è faticoso ma quasi da subito se ne sentirà il benessere a livello fisico, emotivo e mentale. Se non è così stiamo sbagliando qualcosa.
Ma c’è un altro punto ancora più insidioso su cui è importante fare luce. Ritorniamo sull’esempio di colui o colei che si impegna con grandi sacrifici per ottenere un certo traguardo, ad esempio nel mondo del lavoro. Possono accadere varie cose spiacevoli. La prima è che il traguardo non venga raggiunto, quindi ogni sforzo sia vanificato, la fatica e l’impegno non vengano ricompensati. In altre parole: nuova sofferenza. Ma questo non è neanche lo scenario peggiore. Supponiamo infatti che il traguardo venga raggiunto, che finalmente si ottenga quello per cui abbiamo lottato tanto per poi accorgerci che non ci rende felici. Che succede in questo caso? Una volta ho letto che non c’è niente di più triste che in punto di morte rendersi conto di avere passato tutta la vita a scalare la montagna sbagliata.
In altre parole non possiamo eliminare dalla pratica la fase di ascolto profondo. Il percorso deve gradualmente mettere in essere il nostro potenziale interiore ed offrirci un costante e crescente senso di felicità. Solo in questo modo non ci saranno brutte sorprese. Ma questo significa anche depurarci dai falsi miti che la società ci propone ed accedere al proprio mito naturale. Questo significa che il piacere deve essere una componente chiave del nostro percorso.
Il piacere? Santo cielo, ma dove andiamo a finire?

lunedì 3 agosto 2020

Riscattare la parte cosmica che è in noi, parte 2: il ricordo profondo di noi stessi


Il ricordo profondo di noi stessi

Il mio primo Maestro definiva lo yoga “il ricordo profondo di se stessi”. Per yoga non si intende la pratica delle posizioni così come comunente è conosciuta questa disciplina. Si tratta piuttosto di un sistema di sperimentazione integrale di chi siamo che usa varie tecnologie. Ma vedremo questo in seguito.
La parola yoga significa “unione”, unione con la Sorgente. Il ricordo profondo di noi stessi è quindi l’atto di reintegrazione cosciente con la sorgente. La causa di ogni sofferenza sta infatti nel dare valore alla falsa identificazione con la persona che siamo. In pratica nel momento in cui siamo disconnessi dalla fonte ci aggrappiamo all’immagine di noi così come ci proviene di riflesso dal mondo esterno. Diventiamo la nostra storia e non più l’espressione del nostro potenziale interiore. Viviamo nel palcoscenico dei nostri drammi psicologici e non più nel mondo reale dove abita la vita. Ci muoviamo in un mondo interpretato da una mente condizionata dal pensiero collettivo, un mondo privo di magia e sconnesso dalla natura.

Vi sembra una società felice questa? Di quanti “like” hai bisogno per sentire che la tua giornata ha avuto un senso? Quando mai la tua felicità è stata al centro del sistema didattico scolastico, della tua formazione religiosa e quanto invece lo è stato il senso del dovere e la richiesta di adeguamento alle regole del sistema?
Quanta scienza hai studiato senza stare fuori all’aperto a contemplare le stelle e la natura? Quanta letteratura hai masticato sui testi scolastici senza sperimentare la poesia dell’esistenza?
E adesso? Quanto tempo dedichi a fermarti ed ascoltare quello che fa per te e quanto invece nel rincorrere un problema dopo l’altro, un impegno dopo l’altro? Ma se questa è la realtà che vivi come puoi entrare in contatto con la tua dimensione cosmica, come fai a ricordarti chi sei?

Il pensiero dominante è una forma cinica e brutale di dare peso a ciò che garantisce un ritorno economico e materiale, tutto il resto non conta. Purtroppo ad esso si contrappongono visioni romantiche che impaurite dal confronto con le leggi della materia creano un loro habitat protetto ma anche privo di potere. Sono luoghi rifugio, una sorta di riserva indiana che rientra perfettamente nella strategia di questo sistema.
Ma il ricordo profondo di noi stessi ci rimanda ad una realtà molto più antica, densa e luminosa di ogni visione materialista e di ogni afflato mistico romantico. E’ vedere la realtà per quella che è fuori dall’illusione della mente. Ma per arrivare a ciò ci sono alcuni passi alchemici da seguire. Il primo si chiama purificazione

mercoledì 29 luglio 2020

Riscattare la dimensione cosmica che è in noi, parte 1

Riscattare la dimensione cosmica che è in noi, parte 1

L’universo progettuale

Alcuni miliardi di anni fa, prima ancora della nascita del nostro sistema solare, una o più stelle, nel loro morire, hanno dato origine agli elementi che adesso compongono ogni cosa che fa parte della nostra vita quotiana. I mattoni base che costituiscono le cellule del nostro corpo, così come gli utensili di casa ed ogni altra cosa che ci circonda sono stati forgiati all’interno di stelle infinitamente lontane nel tempo e nello spazio. Tutto dentro ed intorno a noi ha origine cosmica, da una mio capello alla forchetta.
E nell’osservare il cosmo ed il fenomeno vita possiamo pensare che quest’ultima sia il risultato accidentale di eventi del tutto casuali o che, al contrario, ci sia una sorta di progetto all’interno dell’universo stesso che necessariamente doveva arrivare a produrre il pianeta in cui abitiamo con tutte le sue forme viventi, noi compresi. La Terra, ovviamente , non è l’unica nel suo genere ma al momento è quella che ci interessa di più.
Tutte le vie spirituali del passato e la recente visione biocentrica suggeriscono di vedere la vita non come un fenomeno accidentale ma come una necessità di questo universo progettuale. In altre parole la vita è la finalità stessa dell’universo. L’universo è organizzato per produrre vita.

Ma la caratteristica della vita è possedere intelligenza, dalle forme più rudimentali a quelle più complesse come noi esseri umani. Anche qui possiamo pensare che il fenomeno coscienza sia un semplice prodotto di processi biologici o al contrario che la vita sia fatta per produrre coscienza. Esiste una coscienza elementare a livello dei virus e batteri che miliardi di anni di evoluzione hanno reso via via più complessa fino ad arrivare alla complessità che contraddistingue noi esseri umani. Da questo punto di vista, l’universo si muove seguendo un progetto interiore che è orientato a produrre vita e quindi coscienza. In altre parole, l’universo è intelligente. Non è quindi la materia che accidentalmente ha prodotto la vita che a sua volta, sempre accidentalmente, ha prodotto la coscienza ma esattamente il contrario. E ciò che sperimentiamo di noi e del mondo come materia è solo la forma più densa di manifestazione di una realtà multidimensionale che include livelli più sottili.
Questo grande progetto che l’universo ha in sè si ramifica negli infiniti progetti di tutte le forme di vita. Negli esseri umani, la coscienza è individualizzata, e per ciascuno di noi vi è un progetto unico ed irripetibile che è parte però della grande rete della vita.

Ma in pratica cosa vuol dire?

OK, bello, anzi fantastico! Questo universo intelligente è veramente affascinante. Una sola domanda: a me cosa ne viene?
Quando triboliamo quotidianamente con mille problemi è difficile vedere la nostra esistenza all’interno di un progetto cosmico. Anzi la sensazione è che la vita reale sia quella della piccole cose, dei molteplici limiti che ognuno di noi ha e dell’altrettante strategie di sopravvivenza e vie di fuga. Non che non esistano momenti di estasi, bellezza e connessione con il tutto, ma non durano, no, non durano. Se l’universo ha in serbo un progetto per me dovrà anche avere una pazienza cosmica. Prima devo risolvere i problemi al lavoro, in famiglia, la rata del mutuo, l’affitto e dopo, se non c’è niente di interessante su Netflix, potrò dedicarmi ai temi dello spirito. Sì, perchè con tutto quello che ho da fare devo anche trovare il tempo per rilassarmi e staccare la spina.
Come non dare ragione ad una simile linea di pensiero? Il sole, le stelle, la luna, i pianeti, il tramonto, la storia della vita su questo pianeta sono qualcosa che ci coccola, ci intriga ma sembra totalmente sconnesso dalla nostra vita quotidiana. Anzi qualcuno potrebbe addirittura obiettare che una persona impegnata non ha tempo da perdere per filosoffeggiare. Mi viene in mente quello che mi disse una persona del luogo durante un mio viaggio in India, alcuni anni fa: “qui ormai lo yoga lo pratica solo chi è molto ricco o molto povero perchè entrambi non hanno niente da fare”. Lui era un ingegnere del software, chiara espressione dell’emergente classe media indiana.
Io non la penso così. Sono più che mai convinto che accedere alla nostra dimensione cosmica abbia un grosso impatto sulla vita quotidiana. E' ciò che serve per renderla più ricca, autentica, più creativa, più felice. Si chiama processo alchemico.

Eppure, confesso di essere anch’io sono un ingegnere del software.


sabato 25 aprile 2020

Il percorso alchemico ed il counselling astrologico


un po’ di persone mi chiedono chiarimenti in merito al counselling astrologico che però chiamano “lettura del tema astrologico di nascita”. Ho pensato quindi di scrivere un breve documento  per  chiarire il mio punto di vista e come avviene ciò che io chiamo “il percorso alchemico” con il supporto del counselling astrologico. Spero con questo di fare chiarezza. So anche dopo molti discorsi si perde il filo del ragionamento quindi voglio essere molto sintetico e puntuale:
1.    A cosa serve l’astrologia in chiave spirituale? Serve a ricostruire la missione dell’anima, ad offrire una visione “eroica” della propria vita. Per eroe si intende colui che è destinato ad un’impresa, che in questo caso è far fiorire la propria vera natura per portare bellezza e fragranza nel mondo.
2.    Cos’è la carta natale? E’ la rappresentazione simbolica del sistema solare nell’istante di nascita vista dal punto di nascita. Per questa ragione serve data, ora e luogo di nascita.
3.    Cosa racconta la carta natale? Racconta il progetto unico ed irripetibile che ciascuno di noi è, qual è il senso profondo e mitologico di questa esistenza. E’ la mappa del territorio interiore
4.   Posso conoscere il mio futuro? No! Puoi comprendere il tuo potenziale e come realizzarlo
5.  Perché è importante realizzare il proprio potenziale interiore? Perché più lo comprendi, più lo realizzi, più senti che la tua vita ti appartiene. Questa è la via della felicità.
6.   Perché si parla di percorso alchemico? Perché la carta natale è la mappa di un territorio ma non è il territorio. Il territorio interiore va percorso in prima persona, il counselling astrologico fa solo da supporto, una sorta di navigatore per orientarsi. Quindi è un percorso di trasformazione.
7.   Cosa devo aspettarmi nell’intraprendere un percorso alchemico? Non ti aspettare una lettura della carta natale che ti dica cosa c’è dentro di te e cosa devi fare. Non funziona così. Se la tua unica motivazione è la curiosità questo percorso non fa per te. Devi sentire che nella tua vita attuale c’è qualcosa di non espresso, che la tua vita non può essere solo quella che vedi.  Devi avere il sospetto profondo che sei destinato ad altro. Devi essere disposto a metterti in gioco.
8.    Come funziona quindi il percorso alchemico con il counseling astrologico?
a.       Inizialmente fornisci i dati di nascita(giorno, ora e luogo) e viene realizzata la tua carta natale. C’è un primo incontro gratuito, di circa mezz’ora, in cui si cerca di capire cosa stai cercando e se il percorso è adatto a te. Per le persone che hanno già avuto una sessione astrologica di counselling questo primo incontro non è necessario.
b.      Se si intende procedere si fissa un calendario di incontri, almeno 3. Tra due incontri successivi conviene far passare 2 settimane, perché nel tempo fra un incontro ed il successivo dovrai fare attività meditative, creative ecc… per approfondire quello che emerge durante l’incontro stesso. Durante l’intervallo di tempo tra un incontro ed il successivo possiamo naturalmente comunicare soprattutto se ci sono domande o dubbi.
c.       Imparerai a dialogare con il tuo mondo interiore in forma analogica, creativa e a dare una base quotidiana a questo dialogo. Sarà importante tenere un diario e sceglierai tu cosa poter condividere. Alla fine servirà solo a te stesso.
d.      Tutti gli incontri sono individuali. Il punto chiave è creare uno spazio sacro di auto-eplorazione in cui ogni forma di giudizio viene sospesa. Il counselling astrologico offrirà spunti per osservare le tematiche interiori ed i vissuti da altre prospettive.
e.      Gli incontri si tengono via Skype o un altro mezzo che consenta di vederci

Se avessi altre domande e fossi  intenzionato ad intraprendere questo percorso cosa devo fare? Semplice, mi scrivi qui: info@alkemicaproject.it